lunedì 28 dicembre 2020

SOCIOLOGIA

LE RELAZIONI DI GENERE I profondi cambiamenti che negli ultimi decenni hanno coinvolto la struttura e l’organizzazione della famiglia spingono anche verso una maggiore individualizzazione dei ruoli sessuali al suo interno. L’aspetto più evidente è la crisi dei ruoli tradizionali, ovvero il progressivo venir meno della rigida distinzione dei compiti secondo il genere. La maggiore partecipazione femminile al mondo del lavoro, l’emancipazione culturale della donna e l’accresciuta flessibilità nei comportamenti nelle norme nei valori sociali, spingono verso una minore rigidità nella determinazione dei ruoli in funzione del genere e quindi verso una maggiore autodeterminazione e omogeneità di fatto nei comportamenti maschili e femminili. Ciò si traduce spesso in una fonte di disagio per la coppia e in una casa di instabilità familiare. A tutto questo si accompagna una più ampia condivisione familiare delle scelte delle responsabilità sia affettive sia educative sia economiche. Per le donne lotte e le riflessioni sulla femminilità hanno rappresentato l’apertura di nuovi spazi nell’ambito del diritto, del lavoro, della sessualità e permesso il raggiungimento di livelli più elevati di istruzione una maggiore autonomia economica familiare e sociale. Negli ultimi decenni l’autoriflessione e la denuncia delle donne non hanno più riguardato solo le società occidentali ma hanno coinvolto anche i paesi in via di sviluppo dove combattere la disuguaglianza tra sessi e l’oppressione femminile è una questione cruciale. L’emergere di una nuova soggettività femminile ha dato l’avvio a un ripensamento dei modelli identitari maschili. L’egemonia storicamente determinata degli uomini, il fatto cioè che i maschi abbiano sempre tendenzialmente ricoperto posizioni di potere in tutti settori pubblici e privati ha iniziato a essere concepita non solo come un’indubbia condizione di privilegio ma anche come una limitazione.

SOCIOLOGIA

LA SOCIETA' POSTINDUSTRIALE Da alcuni decenni a questa parte si registra in tutti i paesi industrializzati un continuo espandersi del settore terziario a discapito dell’industria e dell’agricoltura : andamento che viene comunemente definito “terziarizzazione dell’economia”. Nei paesi del mondo occidentale oggi solo una parte minoritaria della popolazione attiva è impegnata nell’industria e una percentuale minima nell’agricoltura. Questa terziarizzazione dell’economia dipende dal fatto che il settore primario e quello secondario hanno ormai raggiunto un livello produttivo molto elevato in presenza di una contemporanea riduzione del numero degli occupati. Come conseguenza aumenta la quantità di lavoratori che trova impiego nel terziario dove l’innovazione tecnologica tendenzialmente non riduce l’occupazione ma crea nuove professioni quindi nuove opportunità di lavoro. Per questo motivo le società occidentali odierne vengono spesso definite anche società post industriali cioè in esse il processo di industrializzazione è giunto appunto al termine e ha lasciato posto a quello di terziarizzazione. La società post industriale e opulenta contraddistinta da una diffusa ricchezza non solo di denaro ma anche di tempo libero di beni. Il settore terziario è costituito da profili professionali multiformi : il termine servizi fa riferimento a una realtà lavorativa eterogenea composta di un insieme di occupazioni diversissime che possono presentare sia un alto livello di specializzazione sia una forte dequalificazione. Ai lavoratori viene imposto ora un atteggiamento flessibile verso l’attività lavorativa. concretamente si è verificata in questi decenni la progressiva sostituzione delle forme di lavoro stabili conforme precarie giuridicamente ambigue e poco protette sul piano previdenziale a progetto delle cooperative che prestano servizi per le grandi imprese. Se la flessibilizzazione del lavoro di solito si rivela utile per le imprese, per i lavoratori essa si traduce il più delle volte in esperienze di lavoro precario. A confronto con la metà del 900 la dimensione lavorativa è oggi più insicura destrutturata e indeterminata. Si va diffondendo negli ultimi anni un nuovo approccio al lavoro e all’attività economica basato non più esclusivamente sui rapporti di tipo strumentale ma anche su relazioni collaborative. Si tratta di un insieme delle nuove forme di attività economica basate sulla condivisione di beni servizi e ciò è chiamato economia collaborativa o economia della condivisione o, più spesso ancora, sharing economy. Questo termine indica l’utilizzo di mezzi di trasporto tradizionalmente privati in condivisione con altri cittadini. Si tratta di fenomeni che hanno come fondamento quello di promuovere forme di cooperazione fra gli attori sociali. la tecnologia digitale è il supporto indispensabile di queste nuove pratiche sociali : infatti in molti casi sono le piattaforme permettere a persone diverse di affittare spazi, vendere i beni, scambiare competenze,...

SOCIOLOGIA

LA SOCIETA' POSTMODERNA L’evoluzione più recente della società industriale ha portato a cambiamenti di tale portata che molti hanno cominciato a parlare di società post-moderna diversa sia dalle società premoderne che hanno preceduto il fenomeno dell’industrializzazione sia dalla società industriale. Nelle scienze sociali la fortuna del concetto di post moderno si deve al filosofo francese Lyotard che ha parlato di post modernità per descrivere la condizione della cultura contemporanea. Per Lyotard ciò che caratterizza fondamentalmente l’epoca post-moderna è la fine delle grandi narrazioni : nel corso della storia tutte le società si sono basate su grandi interpretazioni del mondo appunto narrazioni filosofiche scientifiche letterarie religiose che hanno cercato di mettere ordine nella realtà e spiegare in maniera organica e unitaria il senso delle cose. la fine delle grandi narrazioni significa che questi grandiosi racconti universali non hanno più presa sulle persone. La cultura post-moderna è fondamentalmente anzi utopica cioè priva di grandi ideali e pervasa da un profondo scetticismo non solo verso i miti dell’età moderna ma anche verso le sue potenti ideologie politiche come il liberalismo e marxismo. Vi sono coloro che rifiutano il termine post moderno perché sembra una dichiarazione di fallimento della modernità in quanto la modernità si identifica con il progetto illuministico di emancipazione dalle autorità e dalle tradizioni del passato. Si parla quindi di terna modernità. All’estremo opposto vi sono coloro che accettano il termine post moderno e lo considerano adatto per descrivere la cultura contemporanea di cui sottolineano la frammentazione, la molteplicità di riferimenti alternativi e contraddittori, il dissolvimento di valori un tempo ritenuti universali quali la verità la narrazione o la religione. vi si possono individuare quattro caratteristiche fondamentali della post modernità ossia la centralità del sistema di informazione e comunicazione, la tendenza alla globalizzazione e alla frammentazione, l’accettazione delle diversità e un diffuso clima di incertezza.

PEDAGOGIA

APORTI Il principale artefice italiano della pedagogia infantile fu l’abate Ferrante Aporti che nacque a San Martino a Mantova nel 1791. Nel 1828 aprì nella città lombarda ( Cremona ) una scuola infantile per bambini dai due anni e mezzo ai sei che fu nota in Italia e presa ad esempio per analoghe iniziative che si susseguirono in Lombardia, in Piemonte, in Toscana e in alcune zone del sud. Aporti elaborò per la prima volta in Italia un avere propria pedagogia dell’infanzia nel manuale di educazione ed ammaestramento per le scuole infantili. Egli ripose molte speranze nella formazione precoce dei bambini piccoli, infatti molte delle difficoltà incontrate nelle classi elementari, a suo avviso, erano causate dalla mancanza di un’adeguata preparazione pre scolastica o dalle cattive abitudini acquisite in famiglia. Il programma delle scuole aportiane non soltanto garantiva una buona assistenza materiale, ma soprattutto mirava allo sviluppo intellettuale, morale e fisico dei piccoli alunni. Si trattava di una concezione che per i tempi era piuttosto avanzata e che si affidava un’idea attiva dell’infanzia da valorizzare per creare condizioni migliori per il successivo sviluppo. emergono numerosi punti di contatto tra cui l’importanza attribuita all’insegnamento religioso posto alla base dell’educazione morale, la valorizzazione del forte spirito imitativo dei bambini e l’importanza dell’esercizio fisico nella forma del gioco. Emergono però anche alcune differenze : Aporti per esempio fu molto più attento all’impiego appropriato della lingua e previde appositi esercizi per la cognizione degli oggetti usuali e dei loro nomi disposti sistematicamente e insistette con forza sulla pulizia e sulla cura del corpo e degli abiti e sull’alimentazione sana. La proposta di un apposita istituzione educativa per l’infanzia a quel tempo era fortemente innovativa perché le finalità assistenziali e caritative si univano a scopi educativi e di vera e propria formazione pre scolastica.

PEDAGOGIA

DIVERSE INFANZIE A CONFRONTO L’interesse per l’infanzia riflette un’attenzione per il bambino e la sua educazione. Le motivazioni di questo nuovo sentimento dell’infanzia sono diverse : la scoperta di un’età capace di vedere il mondo attraverso gli occhi dell’ingenuità e del sentimento da crescere attraverso la dimensione affettiva ed a correggere amorevolmente. L’accresciuto numero di bambini comportò l’incremento di fenomeni quali accattonaggio e vagabondaggio infantili, abbandono dei figli ed estrema povertà delle famiglie. Si trattava di piaghe sociali che attiravano l’attenzione di filantropi e generosi benefattori e che erano vissute dai ceti benestanti come un potenziale motivo di disordine sociale. Nelle aree in cui si sviluppò la prima industria comparve un fenomeno inedito : il lavoro femminile extra casalingo che costringeva le donne a trovare forme di assistenza per la prole. Il precoce ingresso dei bambini nelle fabbriche fu accompagnato da molti rischi : oltre allo sfruttamento economico gli ambienti di lavoro erano spesso altamente inquinanti ed erano causa di malattie, la promiscuità con i lavori adulti inoltre era spesso associata a una loro dubbia moralità che si manifestava in varie forme : dall’ubriachezza alle violenze.

PEDAGOGIA

HERBART Herbart può essere considerato il primo pedagogista nel senso moderno dell’espressione. Egli nacque nel 1776 in Germania da una famiglia colta. Herbart concepiva la natura della pedagogia come un sapere dotato di una propria specificità che fa riferimento, da un lato, alla filosofia morale per l’individuazione del fine educativo e, dall’altro, alla psicologia per le modalità attraverso cui avviene l’apprendimento. egli considerava la conoscenza umana come un processo che regola il flusso continuo di rappresentazioni che possono varcare o meno la soglia della coscienza. L’intera vita psichica e spirituale consiste nella continua presentazione alla coscienza di immagini e nell’incessante processo di collegamento delle nuove rappresentazioni con quelle che la mente già possiede, secondo un ordine è un intreccio ogni volta ristrutturati, ampliati e arricchiti. Il corretto processo di apprendimento intellettuale e morale consiste nella promozione ben concatenata e graduale di rappresentazioni tese a trasferire nel soggetto la conoscenza e a plasmare la moralità. Questo processo è designato da lui con l’espressione di “istruzione educativa”. la sua pedagogia rifugge sia dall’idealismo sia dal semplice empirismo e si propone come scienza pratica, ossia impegnata a definire sia i fini sia i modi per conseguirli. Il metodo educativo herbatiano consta di un impianto generale e di una didattica specifica Herbat individua tre condizioni operative ossia il governo, la disciplina o cultura morale e l’istruzione. il punto di partenza dell’opera educativa è un ambiente ben organizzato. in secondo luogo non c’è educazione senza discipline e formazione del carattere. si tratta perciò di dare ordine etico alla molteplicità delle rappresentazioni che influenza del fanciullo e che ne possono deviare gli interessi e comportamenti. Questo è possibile mediante due modalità ossia l’impiego ben ponderato di premi e castighi e la costruzione della disciplina interiore attraverso l’apprendimento. L’istruzione educativa consiste nello sforzo di creare la moralità mediante l’esercizio intellettuale. L’impianto metodologico herbatiano prevede una serie di dettagliate prescrizioni didattiche destinate agli insegnanti ovvero la chiarezza, l’associazione, l’ordine sistematico e il metodo. Il compito dell’insegnante è quello di favorire il processo di associazione e cioè di progressivo ampliamento del sapere dell’alunno mediante adeguati esercizi.

lunedì 21 dicembre 2020

PEDAGOGIA

L’ALBERO DEGLI ZOCCOLI Nell’ottocento, grazie alle trasformazioni dell’era moderna, si diffuse un sentimento di ottimismo connesso all’idea che i progressi della conoscenza e l’avvento della società borghese avrebbero finalmente condotto l’intera popolazione europea condizioni di vita migliori. Rimanevano di fatto escluse però ampie sacche di popolazione, specialmente quelle insediate in aree rurali. testimonianza illustre è la letteratura di esperienze. Uno dei film che racconta una situazione simile è l’albero degli zoccoli del 1978. Ambientato nella campagna bergamasca, narra la vita di quattro povere famiglie di contadini, dei mezzadri che lavorano per conto loro una terra che non offriva molto di più di quanto è necessario per sopravvivere. Eppure arriva il desiderio del miglioramento. Il padre di una delle famiglie decide di mandare a scuola il figlio Domenico, un bambino sveglio e intelligente pagato duramente dalla famiglia. Andando a scuola al bambino si rompe uno zoccolo e non avendo altro modo per fabbricarne un altro il padre abbatte un albero della cascina per procurarsi la legna. il problema è che l’albero non è suo e il padrone, accortosi del malinteso, caccerà l’intera famiglia consegnandola a un destino minaccioso.

PEDAGOGIA

Il Metodo Montessori è una disciplina il cui obiettivo è dare libertà al bambino di manifestare la sua spontaneità. Secondo Maria Montessori...